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2 aprile 2011

Kebab? Ecco la composizione della carne


Kebab? Ecco la composizione della carne

Intestino, polmoni, cuore, lingua, occhi, scarti di macelleria, ossa, sale e grasso animale. Non, no è la ricetta della zuppa di una strega ma gli ingredienti della “carne” di un Doner Kebab. Una moda spopolata in tutta Europa, il kebab è diventato il fast food più diffuso, da Londra a Barcellona, Roma, Berlino, Parigi, milioni di persone lo mangiano ogni giorno, senza sapere che cos’è e quanto pericoloso è per la salute.

Mahmut Aygun, emigrato in Germania dalla Turchia negli anni Settanta è stato uno dei primi fautori della diffusione di questo alimento nel nostro continente. Pare che, originariamente, nei paesi arabi dove è nato, il kebab fosse un piatto artigianale e rustico di carne, anche abbastanza fresco e nutriente, servito con verdure e salse speziate.

Il Doner Kebab (ovvero la versione “da passeggio”, diffusa dalla Germania in tutta Europa, ndr), invece, non ha niente di nutriente, né di buono, purtroppo.
Quel sapore anche “non male” e a volte appetitoso, che chiunque abbia mangiato un kebab conosce, non è nient’altro il risultato della lavorazione della carne con quantità spropositate di grasso animale e spezie: questo è quello che inganna il palato.
Chi è abituato a mangiare hamburger da McDonald od altre schifezze del genere, sa bene che il panino sembra buono: questo è solo un sapore indotto dal grasso utilizzato nel processo di lavorazione della carne.

Vi propongo i risultati di un’analisi condotta in Inghilterra da un equipe di scienziati e nutrizionisti (il testo integrale della ricerca è pubblicato di seguito in formato .pdf, ndr) e spero che vi facciano cambiare idea al momento di decidere se entrare in un “ristorante” che offre kebab.
  • più del 50% dei Doner Kebab contiene carne diversa da pollo o vitello, la maggioranza dei kebab sono un miscuglio di carni diverse, tra cui quella di pecora e di maiale;
  • a parte nei kebab realizzati con un’amalgama di carni di vitello, pollo, tacchino, pecora, maiale, in circa il 9% dei casi non si è potuta individuare con chiarezza la natura della carne utilizzata nel processo di triturazione;
  • un kebab contiene tra il 98% (nel migliore dei casi analizzati) ed il 277% della quantità giornaliera di sale accettabile, oltre la quale la salute di un essere umano è a rischio;
  • un singolo kebab contiene tra le 1.000 e le 1.990 calorie (senza considerare le verdure e le salse, ndr);
  • un altro dato scandaloso è che ogni kebab contiene tra il 148% ed il 346% della quantità di grassi saturi assimilabili giornalmente da un essere umano (sempre considerando solo la carne, ndr);
La totalità dei kebab diffusi dalla Germania in tutta Europa, contengono una quantità elevatissima di conservanti ed additivi chimici, necessari per poter assicurare la conservazione del prodotto per mesi. Inoltre, durante il loro trasporto ed all’interno degli stessi stabilimenti dove sono venduti al pubblico, questi rotoloni di “carne” sono soggetti a gravi interruzioni della catena del freddo, in seguito a continui e ripetuti congelamenti e descongelamenti.
Buon appetito.

Fonte: agoravox.it

27 febbraio 2011

Conosciamo meglio le sostanze contenute negli Energy Drink.

Conosciamo meglio le sostanze contenute negli Energy Drink.

Sapete cosa sono gli Energy Drink? Sono quelle bevande analcoliche che si dichiarano in grado di fornire una maggior quantità di energia rispetto ai softdrink tradizionali. L’ energia è fornita da varie sostanze energetiche che dovrebbero consentire di affrontare prestazioni che a forte dispendio energetico, contenendo, in tal modo, i conseguenti stati d’affaticamento fisico e mentale.
Parliamo di bibite, generalmente carbonate, che, oltre all’ACQUA (che ne rappresenta la componente predominante), contengono sostanze stimolanti, antiossidanti e tonificanti, associate anche a VITAMINE e sali MINERALI, ZUCCHERI e aromi o succhi. Alle classiche sostanze come guaranà, taurina e caffeina, se ne sono aggiunte altre dai nomi esotici (spesso già usate in altri settori alimentari o nella cosmetica): tè verde, yerba maté, ginkgo biloba, schizandra, açaí, zenzero (ginger). Le bevande energizzanti che sfruttano molti di questi ingredienti stanno invadendo anche altri settori, come quelli delle bibite carbonate, del tè freddo e degli smoothies.
In un interessante articolo sugli ingredienti degli energy drink, pubblicato da un blog del nostro network, Ginger&Tomato, sono stati recuperati gli ingredienti presi dalle etichette delle lattine, per leggere con attenzione le sostanze contenute. In seguito è stata aggiunta la descrizione dettagliata dei nomi più oscuri, lasciando volentieri ai lettori la libertà o meno di assumere queste sostanze consapevoli del rischio, vero o presunto, che comportano.

Leo sprint
Ingredienti: Acqua, Zucchero, Acidificante: Acido Citrico, Taurina, (0.4%), Destrosio, Guaranà estratto (0,32%), Aromi, Glucoronolattone (0,24%), inositolo, nicotinamide, Ginseng estratto (0,01%), Calcio D-pantotenato, Piridossina HCI (Vit. B6)
Coloranti: betacarotene, cianocobalamina (Vit. B12)


Burn
Ingredienti: Acqua, zucchero, acidificante acido citrico, anidride carbonica, glucoronolattone (0,1%), taurina (0,06%), correttore di acidità citrato trisodico, aromi, conservanti sorbato di potassio e benzoato di sodio, caffeina (0,03%), inositolo (0,012%), estratto di guaranà, antiossidante acido ascorbico.
Coloranti: E129


Red Bull
Ingredienti Acqua, Saccarosio, Glucosio, Citrati di sodio acidificante, Anidride Carbonica, Taurina (0,4%), Glucoronolattone (0,24%), Caffeina (0,03%), Inositolo, Vitamine (Niacina, Acido Pantotenico, B6, B12), Aromi
Coloranti: Caramello, Riboflavina



Tiger shot
Ingredienti: Acqua, zucchero, anidride carbonica, acidificante acido citrico, citrato di sodio, glucosio, caffeina, glucoronolattone, taurina, estratto di gingseng, vitamine (vitamine B6, vitamina B12, niacina, acido pantotenato), aromi Coloranti: E102 – E129.



Atomic
Ingredienti: Acqua, Zucchero, Acidificante: Acido Citrico, Caffeina (0,03%), Taurina (0.4%), Destrosio, Aromi, Glucuronolactone (0,24%), nicotinamide, Calcio D-pantotenato, Piridossina HCI (Vit. B6)
Coloranti: caramello, cianocobalamina


Come osservato in precedenza, l’ingrediente principale è l’acqua seguita da zucchero o saccarosio, alcuni prodotti contengono vitamine, quasi tutti contengono coloranti (alcuni di origine naturale, come la Red Bull, altri no) o aromi e conservanti.

Alcune bevande contengono taurina che è classificata come aminoacido, ma si differenzia da quest’ultimo nella struttura chimica.
L’organismo umano non è in grado di sintetizzarla e deve assumerla con gli alimenti. E’ contenuta nella carne, nel pesce e nelle uova. Ha il compito di favorire il trasporto del glucosio e di alcuni aminoacidi, regolarizzando i battiti cardiaci e migliorando la contrattilità muscolare.
Questo spiega l’attenuazione del senso di fatica che la taurina promuove. Altra importantissima proprietà della taurina è la sua capacità, tramite complesse reazioni biochimiche, di esplicare una potente azione detossificante delle sostanze metaboliche di scarto accumulate durante allenamenti e sforzi intensi.
E’ inoltre un rilassante del sistema nervoso e un ottimo antiossidante.

Caffeina
Quasi tutti gli energy drink hanno un contenuto di caffeina alto. Alcuni studi hanno rilevato livelli di caffeina superiori a quelli raccomandato dal FDA statunitense. La caffeina è il più noto dei componenti del chicco di caffè, il cui nome chimico è 1,3,7 – trimetilxantina.
Appartiene alla famiglia degli alcaloidi purinici come la teofillina (contenuta nel tè) e la teobromina (nel cacao). La caffeina è una sostanza dal sapore amaro ma la sua caratteristica più importante è la sua attività farmacologica. Isolata dal chimico tedesco Ferdinand Runge nel 1820, la caffeina ha, a dosi elevate (non certo a quelle di una tazzina di caffè), proprietà antidolorifiche.
La vita della caffeina nel nostro organismo è breve e non vi è pericolo di accumulo. Viene infatti assorbita a livello gastrointestinale e raggiunge, dopo circa 30 minuti, la sua massima concentrazione nel sangue quindi diminuisce gradatamente scomparendo dopo poche ore.

Il ginseng è una pianta originaria dei Paesi orientali (Cina e Corea) le cui radici contengono una miscela di elementi che agiscono sul sistema neuroendocrino e neuromuscolare, da cui ne deriva la definizione di tonico-adattogeno.
In altre parole, il ginseng migliora la capacità psicofisica di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente esterno. Modificando alcuni neurotrasmettitori centrali, il ginseng aumenta la capacità di rispondere a situazioni di stress. Alcune bevande in commercio contengono ginseng. Il ginseng ha la proprietà di aiutare l’organismo ad adattarsi alle condizioni di stress.
E’ nota la sua capacità di migliorare la resistenza fisica e l’energia. Il ginseng coreano o cinese è un potente tonico energetico più forte della varietà americana, pertanto la sua assunzione richiede cautela.
E’ controindicato in gravidanza, ipertensione, disturbi del comportamento e nell’assunzione concomitante con farmaci steroidei e anticoagulanti.

Il glucuronolactone (o glucoronolattone) è uno dei principali componenti delle bevande energetiche.
Nell’organismo, si forma naturalmente, a partire dal glucosio, nel fegato e regola la formazione del glicogene. Il suo precursore immediato è l’acido glucuronico.
Interviene nel processo di detossicazione del fegato tramite la glucuronizzazione. Studi sull’uomo indicano che se il glucuronlactone se somministrato per via orale, viene rapidamente assorbito, metabolizzato ed escreto, principalmente sotto forma di acido glucarico.
La glucuronizzazione attiva l’escrezione della bilirubina, un metabolita endogeno che elimina le tossine.
Nel corso di questa reazione, la bilirubina entra in reazione enzimatica con un derivato del glucosio per essere in seguito eliminata nell’urina.
Il glucuronolactone ha riscosso a livello commerciale un fantastico successo soprattutto come ingrediente principale in alcune bevande energetiche, a causa della sua dimostrata capacità stimolatrice sull’umore, sulla memoria e la concentrazione. E’ anche un precursore della taurina, sempre un aminoacido stimolante sulla capacità di relazionarsi con gli altri e della concentrazione mentale.
L’inositolo è un fattore vitaminico del complesso della vitamina B2, che in caso di carenza determina caduta dei capelli, dermatiti, iposviluppo. Sue fonti naturali sono i cereali integrali non trattati, gli agrumi, il lievito di birra. E’ capace di produrre effetti stimolanti sia a livello motorio che nervoso centrale.
Nell’organismo umano contribuisce al metabolismo dei grassi come fonte energetica e all’equilibrio del colesterolo nel sangue.
L’inositolo è un composto organico che entra nella composizione dei fosfolipidi di membrana e con ruolo biologico legato alla crescita. Si usa nella terapia della distrofia muscolare e nelle epatopatie.

Il guaranà è una pianta nativa dell’Amazzonia, che contiene caffeina. La caffeina del guaranà viene assorbita lentamente e in modo graduale dall’organismo; i suoi effetti, dunque, sono più duraturi e prolungati di quelli prodotti dalla caffeina contenuta nel caffè.
Per la presenza di caffeina il guaranà viene indicato per stimolare il sistema nervoso centrale migliorando la concentrazione, l’energia e l’attenzione.
Tali azioni sarebbero da ricondursi ad una specifica azione dilatatrice dei vasi cerebrali dovuta ad un maggiore afflusso di sangue a livello cerebrale.
La niacina, conosciuta anche come vitamina PP o B3 è stata identificata come acido nicotinico nel 1937, durante degli studi sulla fermentazione alcolica.
Col termine niacina si comprendono l’acido piridil-β-carbossilico (acido nicotinico) e i suoi derivati che presentano l’attività biologica della nicotinamide. L’utilizzo di niacina a dosi elevate per tempi lunghi può provocare effetti collaterali quali arrossamento, orticaria, nausea, vomito e talvolta danni epatici (2÷6 g/die).
Dosi di 1 g/die possono provocare danni intestinali e negli animali da esperimento fosfaturia dovuta a un aumento della concentrazione di NAD nella corteccia renale e dell’attività degli enzimi microsomiali epatici. La niacina si trova in numerosi alimenti, tuttavia buoni apportatori sono: i cereali, soprattutto poco raffinati, le leguminose secche, le carni, le uova, i prodotti della pesca e le frattaglie.

25 febbraio 2011

Come i produttori alimentari prendono in giro i consumatori con ingannevoli elenchi di ingredienti?

 Come i produttori alimentari prendono in giro i consumatori con ingannevoli elenchi di ingredienti?

Il mito: L’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto stesso.
La realtà: l’elenco degli ingredienti è usato dai produttori alimentari per imbrogliare i consumatori sul fatto che siano più sani di quello che in verità sono.
Questo articolo esplora i più comuni trucchi usati dalla aziende alimentari per ingannare i consumatori. L’articolo contiene anche utili informazioni per aiutare i consumatori a leggere le etichette dei prodotti con il giusto scetticismo. 

Ingannare i consumatori: trucchi del commercio alimentare
Se la Scheda Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto alimentare elenca tutte le sostanze contenute nel prodotto, come possono ingannare i consumatori? Ecco alcuni dei modi più comuni:
Uno dei trucchi più comuni è quello di distribuire gli zuccheri presenti tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaiono nei primi tre dell’elenco. Per esempio un’azienda può usare una combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente da arrivare nelle prime posizioni dell’elenco degli ingredienti (ricordate che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione nel prodotto, con i più presenti elencati per primi).
Questo inganna i consumatori sul fatto che il prodotto non è fatto in realtà principalmente da zucchero mentre i principali ingredienti potrebbero essere differenti tipologie di zucchero. E’ un modo per spostare artificialmente lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non informando sul contenuto reale di zucchero presente nell’intero prodotto.
Un altro trucco consiste nel gonfiare l’elenco con minuscole quantità di ridondanti ingredienti. Si può vederlo nei prodotti per la cura personale e nello shiampo, dove le aziende dichiarano di fornire shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi inesistente. Nei prodotti alimentari le aziende gonfiano la lista degli ingredienti con “salutari” bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso, sono presenti solo in minuscole quantità. La presenza alla fine dell’elenco degli ingredienti della “spirulina” è praticamente insignificante. Non c’è abbastanza sbirulina in quel prodotto che possa produrre reali effetti sulla vostra salute. Questo trucco è chiamato “etichetta imbottita” ed è comunemente usato dai produttori di “junk-food” (cibo spazzatura) che vogliono saltare sul carro dei prodotti biologici senza in realtà produrre cibi salutari.

Nascondere ingredienti dannosi
Un terzo trucco consiste nel nascondere ingredienti dannosi dietro nomi dal suono innocente, che fanno credere al consumatore che siano sani. L’estremamente cancerogeno nitrito di sodio (conservante E250), per esempio, suona perfettamente innocente, ma è ben documentato che è causa di tumori al cervello, cancro al pancreas, cancro al colon e molti altri tipi di cancro.
Carminio suona come un innocente colorante per alimenti, ma in realtà è fatto con le carcasse frantumate di scarafaggi rossi della cocciniglia. Naturalmente, nessuno mangerebbe yogurt alle fragole se sulla etichetta ci fosse indicato “colorante rosso per alimenti a base di insetti”.
Allo stesso modo, estratto di lievito suona come un ingrediente salutare, ma in realtà è un trucco usato per nascondere il glutammato monosodico (MSG, un esaltatore chimico di sapore, per dare gusto ai cibi eccessivamente elaborati) senza avere l’obbligo di indicarlo nell’etichetta. Molti ingredienti contengono glutammato monosodico nascosto e io ho scritto parecchio su questo nel sito. Praticamente tutti gli ingredienti idrolizzati contengono alcune quantità di glutammato monosodico nascosto.

Non essere ingannati dal nome del prodotto
Sapete che il nome del prodotto alimentare non ha nulla a che fare con ciò che c’è dentro?
Aziende alimentari fanno prodotti come “Guacamole Dip” (salsa di avocado) che non contiene avocado! Sono fatti, invece, con olio di soia idrogenata e colorante chimico verde. Ma ingenui consumatori comprano questi prodotti, pensando di prendere salsa di avocado, in realtà stanno comprando colorante verde, squisito dietetico veleno.
I nomi dei cibi possono includere parole che descrivono ingredienti che nel cibo non ci sono per niente. Un cracker al formaggio, per esempio, non deve necessariamente contenere del formaggio. Qualcosa di “cremoso” non deve contenere la crema. Un prodotto alla frutta, non ha bisogno di contenere nemmeno una singola molecola di frutta. Non fatevi ingannare dai nomi dei prodotti stampati sulla confezione. Questi nomi sono ideati per vendere i prodotti, non per descrivere gli ingredienti contenuti in essi.

La lista degli ingredienti non include gli inquinanti
Non c’è la necessità, nell’elenco degli ingredienti, di includere i nomi degli inquinanti chimici, metalli pesanti, bisphenol-A, PCBs (bifenile policlorurato), perclorato o altre sostanze tossiche trovate nei cibi. Come risultato abbiamo che la lista degli ingredienti non elenca quello che in realtà c’è nel cibo, elenca soltanto quello che i produttori vogliono che tu creda che ci sia nel cibo.
Richieste per elencare gli ingredienti nei cibi furono prodotto da uno sforzo congiunto tra il governo e l’industria privata. All’inizio, le aziende alimentari non volevano fosse obbligatorio indicare tutti gli ingredienti. Chiesero che gli ingredienti fossero considerati “proprietà riservata” e che elencarli, svelando così i loro segreti modi di produzione, avrebbe distrutto i loro affari.
E’ un’assurdità, naturalmente, poiché le aziende alimentari volevano soltanto tenere all’oscuro i consumatori su quello che in realtà c’è nei loro prodotti. E’  per questo che non è ancora richiesto di elencare i vari inquinanti chimici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze che hanno un notevole e diretto impatto sulla salute dei consumatori. (Per anni, le aziende alimentari hanno combattuto duramente contro l’elenco degli acidi grassi, ed è solo dopo una protesta di massa delle associazioni di consumatori che la FDA alla fine ha obbligato le aziende ad includere nell’etichetta gli acidi grassi).

Manipolare la quantità delle porzioni
Le aziende alimentari hanno capito anche come manipolare la porzione del cibo al fine di far apparire i loro prodotti privi di ingredienti nocivi come gli acidi grassi (saturi).
La FDA, ha creato un sotterfugio per riportare gli acidi grassi nell’etichetta: Ogni cibo che contiene 0.5 grammi di acidi grassi o meno per porzione è permesso, sull’etichetta, dichiararlo a contenuto ZERO di acidi grassi. Questa è la logica della FDA dove 0.5=0.
Ma matematica confusa non è il solo trucco giocato dalla FDA per proteggere gli interessi commerciali delle industrie che dichiara di controllare.
Sfruttando questo trucchetto dei 0.5 grammi, le aziende arbitrariamente riducono le porzioni dei loro cibi e livelli ridicoli – giusto per tenere gli acidi grassi sotto i 0.5 grammi per porzione. Così loro dichiarano in grande sulla confezione “ZERO Acidi Grassi”. In realtà, il prodotto può essere pieno di acidi grassi (trovati in oli idrogenati), ma la porzione è stata ridotta ad un peso che può essere appropriato solo per nutrire uno scoiattolo, non un essere umano.
La prossima volta che voi prendete un prodotto da drogheria, controllate il “Numero di porzioni” indicato sulla Scheda Nutrizionale Informativa. Troverete probabilmente dei numeri talmente alti che non hanno nulla a che fare con la realtà. Un produttore di biscotti, per esempio, può dichiarare che un biscotto è un’intera “porzione” di biscotti. Ma voi conoscete qualcuno che, in realtà, mangia solo un biscotto? Se un biscotto contiene 0.5 grammi di acidi grassi, il produttore può dichiarare che l’intero pacco di biscotti è “SENZA Acidi Grassi”. In realtà, il pacco può contenere 30 biscotti, ognuno con 0.5 grammi di acidi grassi, che porta a 15 grammi totali per l’intero pacco (ma presuppone che la gente possa in realtà fare la somma che è naturalmente più difficoltosa per il fatto che gli oli idrogenati nuocciono al cervello. Ma credetemi: 30 biscotti x 0.5 grammi per biscotto in realtà fa un totale di 15 grammi).
Tu prendi un pacco di biscotti che contiene 15 grammi di acidi grassi saturi (che è una dose enorme di veleno dietetico) mentre loro dichiarano grammi ZERO.
Questo è solo un altro esempio di come le aziende alimentari usano la Scheda Nutrizionale Informativa e l’elenco degli ingredienti per ingannare e non per informare i consumatori.
Ecco alcune ulteriori dritte per decifrare con successo gli ingredienti delle etichette:

Consigli per leggere gli ingredienti delle tabelle 
1)     Ricordare che gli ingredienti sono elencati in ordine della loro proporzione nel prodotto. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di più di qualsiasi altro. I primi 3 ingredienti sono quello che tu principalmente stai mangiando.

2)     Se l’elenco degli ingredienti contiene lunghe parole apparentemente chimiche, che tu non riesci nemmeno a pronunciare, evita l’articolo. Probabilmente contiene vari chimici tossici. Perché vuoi mangiarli? Introduci ingredienti che conosci.
 
3)     Non farti ingannare da fantastici nomi di erbe o altri ingredienti che appaiono molto giù nella lista. Alcuni produttori di alimenti che includono “goji bacche” (bacche di Lycium) verso la fine dell’elenco le usano solo come trovata pubblicitaria da apporre sull’etichetta. La reale quantità di goji bacche (bacche di Lycium) nel prodotto è probabilmente minuscola.
 
4)     Ricorda che l’elenco degli ingredienti non deve elencare inquinanti chimici. I cibi possono essere contaminati con pesticidi, solventi, acrilamidi, PFOA (Acido di Perfluorooctanoic), perclorati (combustibili per razzi) e altri tossici chimici senza l’obbligo di elencarli. Il miglior modo di limitare l’ingestione di tossici chimici è comprare biologico, o cibi freschi poco trattati.
 
5)     Cercare parole come “germogliato” o “naturale” che indica cibi di alta qualità. Chicchi e semi germogliati e sono più sani di quelli non germogliati. Ingredienti naturali sono generalmente più sani di quelli trattati o cotti. I chicchi interi sono più sani di quelli arricchiti.
 
6)     Non fatevi ingannare dalla parola “grano” quando deriva da farina. Tutta la farina derivata dal grano può essere chiamata “farina di grano”, anche se è stata trattata, sbiancata e privata dei suoi nutrimenti. Solo la farina di grano “chicco intero” è il tipo di farina sano. (Molti consumatori, sbagliando, credono che prodotti di “farina di grano” derivino dal chicco intero. Infatti questo è falso. I produttori alimentari ingannano i consumatori con questo trucchetto.
 
7)     Non fatevi ingannare nel credere che i prodotti integrali siano più sani dei prodotti naturali. Lo zucchero bruno è solo una trovata pubblicitaria – è zucchero bianco con colorante marrone e aroma aggiunto. Le uova integrali non sono diverse da quelle bianche (eccetto per il fatto che i loro gusci appaiono bruni). Il pane integrale può non essere più sano del pane bianco, a meno che non sia fatto con chicchi di grano interi. Non fatevi ingannare dai cibi “integrali”. Sono delle trovate pubblicitarie dei giganti della produzione alimentare per ingannare i consumatori nel pagare di più per i prodotti fabbricati da loro.
 
8)    Attenzione all'inganno delle piccole porzioni. I produttori alimentari usano questo trucco per ridurre il numero di calorie, grammi di zucchero o grammi di acidi grassi che i consumatori credono siano contenuti nei prodotti. Molte porzioni sono arbitrarie e non hanno un fondamento reale.
 
9)     Vuoi sapere realmente come acquistare i cibi? Scarica la nostra guida "Honest Food Guide", un onesto rapporto sul cibo che è stato scaricato da oltre 800.000 persone. E’ in sostituzione dell’assai corrotto e manipolato Food Guide Pyramid della USDA (United States Department of Agricolture), che è poco più di un documento di marketing a favore delle fattorie industriali e delle grandi corporazioni dell’alimentare. L’Honest Food Guide è un rapporto nutrizionale indipendente che rivela esattamente cosa mangiare e cosa evitare per migliorare la propria salute.

24 febbraio 2011

Perché gli hamburger di McDonald’s non si decompongono mai?

Perché gli hamburger di McDonald’s non si decompongono mai?

È sempre interessante notare come i media principali “scoprono” notizie che credono essere nuove anche se la comunità salutista ne ha parlato per anni. Per esempio, recentemente il New York Times ha pubblicato un articolo intitolato "Quando le medicine causano problemi che dovrebbero prevenire".
Abbiamo parlato per anni di questo argomento, di come la chemioterapia causi il cancro, i medicinali per l’osteoporosi provochino fratture alle ossa e di come gli antidepressivi portino a comportamenti suicidi. 
L’ultima “novità” scoperta dai media principali è che gli hamburger e le patatine del Happy Meal della McDonald’s non vanno a male, anche se li si lascia per sei mesi. Questa storia è stata ripresa dalla CNN, dal Washington Post e altri media commerciali che sembrano essere rimasti folgorati dal fatto che il cibo spazzatura delle catene dei fast food non marcisce.
La cosa divertente è che l’industria salutista si era già interessata a questo argomento anni fa.
Ricordate il video Bionic Burger di Len Foley? Era apparso nel 2007 ed è stato visto 2 milioni di volte su Youtube. Nel video c'è un ragazzo che ha comprato i suoi hamburger da McDonald’s nel 1989 e dopo due decenni non si sono ancora decomposti!
Ora lui conserva un museo di hamburger non avariati nel suo scantinato. 

I media principali hanno ripreso questa storia? No, nemmeno una parola. La storia era stata completamente ignorata. Soltanto nel 2010, quando un artista ha postato una racconto su un hamburger McDonald’s che da 6 mesi non andava a male, i media l’hanno raccontato.
Date un’occhiata al video indicato sopra e vedrete un intero museo di Big Macs e hamburgers riuniti lungo gli anni, e nessuno di essi si è decomposto.
Ed è di particolare interesse soprattutto perché il recente “Happy Meal Project” che verifica lo stato di un hamburger per sei mesi, ha attirato molte critiche da chi sostiene che l’hamburger va a male se gli si dà il tempo sufficiente. Questi critici ignorano evidentemente l’esistenza del museo dei burger mummificati fin dal 1989. Questa roba sembra non decomporsi mai!

Perché gli hamburger della McDonald’s non si decompongono? E allora perché gli hamburger e le patatine dei fast food non marciscono? La risposta più facile potrebbe essere che sono fatti con tanti agenti chimici che nemmeno la muffa li attaccherebbe.
In parte è vero, ma non è tutto. 

La verità è che molti cibi trattati non si decompongono né vengono attaccati dalle muffe, insetti o topi. Provate a lasciare della margarina fuori nel cortile e vedrete che niente la attaccherà. Anche la margarina sembra essere immortale!
Le patatine durano decenni. Le pizze congelate resistono notevolmente alla decomposizione.
Avete presenti le salsicce e le carni trattate vendute a Natale e durante le feste? Potete tenerle per anni e mai andranno a male.

La ragione essenziale per cui le carni non si decompongono è il loro elevato contenuto di sodio.
Il sale è un grande conservante, come ben sapevano gli esseri umani che lo hanno usato per millenni. Le polpette di carne della McDonalds sono così piene di sodio che sono da considerare carne trattata, senza parlare degli agenti chimici che potrebbero contenere.
Sulla carne non ho dubbi circa la loro mancata decomposizione. La domanda che mi faccio invece è perché capita lo stesso con i panini? Questa è la parte che mi spaventa, dal momento che il pane naturale comincia a creare muffa dopo qualche giorno. Cosa può mai esserci nei panini della McDonalds che li preserva dalla vita microscopica per oltre due decenni?
In realtà, se non siete dei chimici non riuscirete nemmeno a leggere la lista degli ingredienti a voce. Ecco cosa contengono i panini, così come indicato nella pagina internet (non in quello italiano, ndt) della McDonald’s:
 
Farina arricchita (farina di grano sbiancata, farina di frumento maltata, niacina, ferro ridotto, tiamina mononitrato, riboflavina, acido folico, enzimi), acqua, sciroppo di alto fruttosio (HFCS), zucchero, lievito, olio di soia e/o olio di soia parzialmente idrogenato, contiene il 2% o meno di: sale, solfato di calcio, carbonato di calcio, glutine di grano, solfato di ammonio, cloruro di ammonio, agenti ammorbidenti per la pasta (lattato steaorile di sodio, estere diacetiltartarico di mono- e digliceridi degli acidi grassi, acido ascorbico, azodicarbonamide, mono- e digliceridi, monocalcio fosfato, enzimi, gomma di guar, perossido di calcio, farina di soia), propionato di calcio e propionato di sodio (conservanti), lecitina di soia. 

Non c'è male, vero? Soprattutto l’HFCS (qualcuno vuole il diabete?), l’olio di soia parzialmente idrogenato (causa malattie cardiache) e la lunga lista di chimici come il solfato di ammonio e il propionato di sodio. Yumm, mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci.
Ma la drammatica verità è che secondo me niente mai mangerà il panino della McDonald (tranne gli esseri umani) perché non è cibo!
Nessun animale normale può avere la percezione del panino McDonald’s come cibo e a quanto risulta nemmeno i batteri o le muffe. Secondo il loro buon senso, quella è roba non commestibile. Ecco perché questi burger bionici non andranno mai a male. 

E ora arrivo alla mia conclusione su questa risibile vicenda: esiste una sola specie sul pianeta terra che è così stupida da pensare che l’hamburger della McDonald è cibo. Questa specie soffre di altissimi tassi di diabete, cancro, malattie cardiache, demenza e obesità. Si tratta di una specie che sostiene di essere la più intelligente del pianeta eppure si comporta in modo così stupido che alimenta i propri bambini con agenti chimici velenosi e con non-cibo talmente atroce che nemmeno la muffa se lo mangia.

23 febbraio 2011

Sostanze tossiche nei cosmetici: quali rischi per la salute?

Sostanze tossiche nei cosmetici: quali rischi per la salute?

Ogni giorno milioni di persone, donne in particolare, anche se il numero di uomini è in costante aumento, usano prodotti cosmetici sotto varie forme: saponi, dentifrici, shampoos, balsami, lozioni, creme (idratanti, da corpo, per le mani, anticellulite, antismagliature, antirughe, antietà, depilanti, ecc.), deodoranti, deodoranti intimi, oli da corpo, oli e sali da bagno, oli da massaggio, oli abbronzanti o protettivi, oli doposole, smalti per le unghie e loro solventi, mascara, profumi, talco, fondotinta, matite, ombretti, rossetti, lucidalabbra, coloranti e tonici per capelli, lacche e spray per capelli, dopobarba, oli per bambini etc.
Molte altre sostanze chimiche tossiche o potenzialmente tossiche sono poi presenti nell'ambiente casalingo, lavorativo, o per le nostre strade.
Milioni di tonnellate di sostanze chimiche vengono riversate direttamente o indirettamente, attraverso gli scarichi successivi alle lavorazioni industriali o risciacquate dai nostri corpi, nell'ambiente con gravi effetti inquinanti, dovuti anche alla loro scarsa biodegradabilità.
A parte il loro impatto ambientale, il fine di questo ricerca è di valutare le conseguenze del loro uso sulla nostra pelle e attraverso di essa, sui nostri corpi.
Un altro aspetto considerato è la possibile interferenza di queste conseguenze nei pazienti in trattamento omeopatico e più in generale in trattamenti "naturali" che si basano sulla stimolazione dell'energia vitale.

Fatti, Quotazioni, Cifre
Più di 1.000 nuove sostanze chimiche sono prodotte ogni anno.
Più di 300 sostanze chimiche di sintesi sono state trovate nei tessuti e nelle secrezioni umane, incluso il latte materno.
È stato stimato che 400 milioni di tonnellate di sostanze chimiche di sintesi sono prodotte ogni anno a livello mondiale.
È stato stimato che 5.000-10.000 sostanze chimiche sono da considerarsi pericolose, 150-200 tra di esse possono essere causa di cancro.

Il 95% delle sostanze chimiche usate nelle "fragranze" sono composti sintetici e derivati dal petrolio. Un tipico cosmetico/profumo può contenere fino a 100 fragranze, molte delle quali non sono mai state testate come sicure (www.wen.org.uk).
Ci sono più di 5.500 ingredienti approvati dalla FDA per l'uso cosmetico. L'Istituto Nazionale per la Sicurezza e la Salute nell'Occupazione (National Institute of Occupational Safety and Health) riporta che 884 degli ingredienti usati nei cosmetici sono tossici (Drop-DeadGorgeus; by K. Erickson; Contemporary books).
Nel giugno 2004 il WWF ha analizzato campioni di sangue prelevati da 14 ministri di 13 Nazioni dell'Unione Europea. Sono stati trovate 103 differenti sostanze chimiche di sintesi provenienti da 7 differenti famiglie chimiche: pesticidi organo-cloruri, bifenili policlorinati (PBCs), muschi sintetici, sostanze chimiche perfluorinate, ritardanti di fiamma brominati, ftalati e antibatterici... (Gender and Environmental report- by I. del Rio Gomez Ph.D.- march 2007 www.wen.org.uk)

"L'Istituto Nazionale delle Ricerche sull'Ambiente della Danimarca (The National Environmental Research Institute of Denmark) recentemente ha trovato che il 99% dei cosmetici applicati sulla pelle e il 77% di quelli che vengono risciacquati contengono Parabeni. I Parabeni agiscono da conservanti, ma sono anche conosciuti come irritanti per la pelle e gli occhi ed hanno la proprietà di mimare l'ormone femminile estrogeno...". (The Guardian 08-05-04 p.10).
"Le donne potrebbero mettere a rischio la salute dei loro piccoli ancora non nati, usando cosmetici e profumi...Molti dei prodotti che esse usano contengono un gruppo di sostanze chimiche che si pensa possano interferire con il sistema riproduttivo e altri organi vitali. Tali sostanze conosciute come ftalati sono state trovate nei make-up, profumi, shampoos, deodoranti, prodotti solari, smalti per le unghie e dopo shampoos...Essi sono anche sospettati di alterare lo sviluppo dei testicoli riducendo la conta spermatica e danneggiando fegato e reni... (Daily Mail 10-01-2001 by M. Halle)
"Il Dr. Sean Munroe, direttore medico dell'Ospedale Breakspeare, Hertfordshire, negli ultimi 20 anni ha trattato più di 8.000 donne per problemi di sensibilizzazione della pelle ai prodotti di bellezza... (Daily Mail 08-04-2002 By Tim Utton).
"Apparirebbe che ci sia un aumento del numero della popolazione generale esposta ad alcuni allergeni e possibilmente nel loro livello di esposizione ad alcuni delle seguenti sostanze: paste dentifricie, spray per la casa, prodotti per la pulizia, profumi..etc. Fino al 35% della popolazione dimostra tale evidenza sui test immunologici delle IgE per la reattività agli allergeni. Un'alta porzione di questa popolazione (5-10%) mostra sintomi clinici di uno o più disordini di tipo allergico (tra i più comuni l'asma, l'eczema, la febbre da fieno)".
("The burden of disease attributable to environmental pollution. Prof. I. Mathews and Dr. S. Parry Department of Epidemiology, Statistics, Public Health, University of Wales, College of Medicine, Cardiff)

SOSTANZE CHIMICHE TOSSICHE NEI COSMETICI – 1
A) Alteratori Endocrini: sostanze chimiche che interferiscono con la normale funzione ormonale nei corpi umani. Essi possono bloccare l'azione degli estrogeni o agire come "impostori". Sono stati collegati a tumori al seno, riduzione dello sperma, alterazioni della funzione tiroidea, problemi di comportamento come deficit di attenzione e iperattività.

- Ftalati: dibutilftalato (DBP), Di-2-etilesilftalato (DEHP), butilbenzil ftalato (BBP).
• usati negli idratanti per la pelle, negli spray per capelli, negli smalti per le unghie, come facilitatori della penetrazione nella pelle.
• usati come plasticizzanti nei fogli per avvolgere i cibi, nei contenitori di plastica e nei giocattoli.
• collegati allo sviluppo prematuro del seno
• interferiscono con lo sviluppo del sistema riproduttivo in feti maschili

- Alchifenoli etossilati - PEG: nonifenolo, polietilene, glicol-polietilene, polioxietilene...
• usati come emulsificanti, agenti schiumogeni e umettanti.
• usati in shampoos, colori per capelli, creme da barba.
• collegati con problemi ormonali, neurologici, immunologici e del sistema riproduttivo.

- Parabeni - Alchil para-idrossido benzoato: butil/ metil/ etil/ isobutil parabeni
• usati come potenti conservanti (antibatterici)
• usati in molti shampoos, idratanti, creme per la pelle, nel cibo (birre, marmellate..)
• rischio potenziale per la salute umana per la loro attività estrogenica-simile
B) Altri alteratori endocrini: benzofenone-3 (BP3), omosalato (HMS), nitromuschi, muschi policiclici, octil dimetil-PABA (OD-PABA), resorcinolo, idrossianisolo butilato (BHA), butil-metossidibenzoilmetano (B-MDM), metil-benzilidene canfora (4-MBC), octil-metossicinnammato(OMC).
Samuel S. Epstein, M.D. Cancer Prevention Coalition University of Illinois at Chicago School of Public Health, www.preventcancer.com

C - Ingredienti e contaminanti con evidenza di carcinogenicità

a) Carcinogenici nascosti:
i) Contaminanti
- pesticidi organofosforici, trovati per es. nella lanolina
- arsenico, piombo, blu 1, verde 3, trovati per es. nelle tinte a base di catrame
- diossano, trovato per es. nel PEG, polisorbato, laureths, alcoli etossilati
- silice cristallina, travata per es. nei silicati amorfi

ii) Precursori delle Nitrosamine
DEA
TEA
broponol
padimate O

iii) Rilasciatori di Formaldeide
bronopol
quaternium 15
diazolinidil urea
imidazolidinil urea
DMDM idantoina

b) Carcinogeni Palesi:
DEA
talco
fluoruro
saccarina
silice cristallina
tinte a base di catrame
blu1
verde 3
para-fenilenediamina
Steinmann & Epstein, The Safe Shopper's Bible, 1995, MacMillan Press, NY (800) 434-3422
Epstein, The Politics of Cancer Revisited, 1998, East Ridge Press, Hankins, NY (800) 288-1287 or 845-887-6467.

SOSTANZE TOSSICHE NEI COSMETICI – 2

- Triclosano: cloro-2 (2,4-diclorofenossi) fenolo
• azione: antibatterico. Durante il processo di lavorazione può produrre diossina, notoriamente cancerogena
• usato nei saponi liquidi, lavande vaginali, deodoranti, dentifrici, prodotti per l'igiene orale
• rinvenuto nel latte materno e nei pesci

- Toluene: tuluolo o metilbenzene
• usato nei prodotti per le unghie e nelle lacche
• il vapore può essere pericoloso, può alterare il fegato, i reni, il sistema sanguigno, il sistema nervoso centrale
• causa irritazioni della pelle, degli occhi, del tratto respiratorio. Può essere assorbito attraverso la pelle.

- Xilene: xilor o dimetilbenzene
• usato nei prodotti per le unghie e nelle lacche
• può causare irritazioni della pelle, del tratto respiratorio e danni epatici

- PPD: p-fenilenediamina
• azione: colorante per capelli e tatuaggi temporanei
• usato nei coloranti scuri per capelli e nel nero di Henna
• connesso al cancro nei lavoratori che ne fanno uso
• irritante per la pelle e allergenico
• può causare gastrite, asma bronchiale
• sospetto mutageno

- Propilene/Butilene glicole: derivato del petrolio, ingrediente usato negli anti-freeze e nei liquidi per freni. È l'ingrediente idratante più usato nei cosmetici perchè meno caro della glicerina.
• azione: umettante
• usato nelle lozioni solari, lozioni da corpo, make-up, coloranti per cosmetici.
• può causare dermatiti (penetra la pelle indebolendone le strutture cellulari).
• può causare danni renali, anormalità epatiche (National Institute for Occupational Safety and Health).
- dalla MSDS (Material Safety Data Sheet): Pericolo acuto e cronico per la salute.

- Idrossitoluene Butilato: contiene toluene
• azione: antiossidante, conservante.
• usato in lozioni solari, stick per le labbra, mascara, creme per il viso.
• connesso a possibili effetti sul comportamento e a problemi riproduttivi
• possibile allergene
• non ammesso nei cibi per bambini

- Sodium lauril solfato (SLS), Ammonio lauril solfato (ALS), Sodium lauril etere solfato (SLES), Ammonium laureth solfato (ALES), Trietanolamina (TEA)...: tutti surfactanti anionici.
• azione: schiumogeni
• usati nei detergenti per auto, sgrassatori per motori, detergenti per pavimenti!
• usati nel 90% degli shampoos commerciali, creme per la pelle, alcuni dentifrici.
• irritante per la pelle, possono danneggiare la funzione barriera della pelle alterandone le cellule
• possono reagire con altre componenti chimiche formando nitrosamine o diossina (cancerogena).

- Talco:
• azione: assorbente (chimicamente simile all'asbesto).
• usato negli ombretti, cipria, fard, cerone, talco.
• carcinogeno in animali (Occupational Safety and Health Administration).
• usato nelle aree genitali aumenta il rischio per lo sviluppo del cancro ovarico.
• se inalato può irritare i polmoni.

- Ammoni quaternari (surfactanti cationici): benzalconio cloruro, stearalconio cloruro, cetrimonio cloruro.
• azione: conservanti, surfactanti, germicidi
• usati nei balsami per capelli
• caustici, possono irritare la pelle e gli occhi, allergenici, tossici.

- Nitrosamine: non sono ingredienti primari nei cosmetici, si formano quando l'acido nitrico e le amine si combinano.
• carcinogeniche
• possono contaminare shampoos o altri cosmetici quando avviene la reazione
• possono essere assorbite nel corpo in alti livelli
• molti agenti nitrosanti sono usati nei cosmetici: DEA (dietalonamina), TEA (trietanolamina), MEA (monoetanolamina), sodio lauril e laureth solfato, formaldeide

- Formaldeide:
• azione: conservante, germicida, fungicida, antischiuma
• usato nei prodotti per le unghie, saponi, shampoos, preparazioni per la crescita dei capelli
• il 20% delle persone che sono esposte ad esso sviluppano reazioni tossiche: allergiche, irritanti, dermatiti da contatto.
• il vapore è irritante per gli occhi, il naso, la gola.
• carcinogeno (danneggia il DNA in test da laboratorio)

- MEA, DEA, TEA: monoetanolamina, dietanolamina, trietanolamina.
• azione: aggiustatori del PH, convertono acidi in Sali
• usati nei cleansers (detergenti/struccanti)
• possono causare reazioni allergiche, problemi oculari, secchezza della pelle o dei capelli
• possono essere tossici se assorbiti nel corpo durante un lungo periodo
• sono agenti nitro santi

- Diazolidinil-urea: contiene formaldeide. Una delle cause primarie di dermatiti.
- Fragranze: più di 4.000. Molte di esse sono tossiche e carcinogene.
• usate in quasi tutti i cosmetici, profumi e prodotti per la casa
• osservazioni cliniche hanno provato che le fragranze possono interferire con il Sistema Nervoso Centrale, causando depressione, iperattività, irritabilità
• possono provocare mal di testa, vertigini, reazioni allergiche e irritazioni della pelle

- Lanolina
• puo' essere contaminata con pesticidi organofosforici e insetticidi (tossici e carcinogeni)

- Olio Minerale (da petrolio): paraffina liquida o olio di paraffina o petrolatum o cera di paraffina
• produce un film impermeabile sulla pelle bloccandone i pori
• interferisce con l'azione disintossicante della pelle promuovendo acne e invecchiamento precoce
• la maggior parte degli oli per neonati e bambini sono oli minerali!
• può essere contaminata con PAH (idrocarburi aromatici policiclici)

- Alcohol isopropilico: prodotto da un derivato del petrolio (propilene)
• secca ed irrita la pelle alterandone il naturale mantello idrilipidico
• la pelle diventa più vulnerabile ai virus, funghi, batteri

- Derivati del Silicone: dimeticone, dimeticone copoiol, ciclometicone...
• azione: emollienti
• usato nei dopo-shampoos, creme per la pelle
• occlusivi, bloccano la pelle impedendole di respirare
• alcuni emollienti di sintesi possono promuovere tumori. Si possono accumulare nel fegato e nei linfonodi
• non sono biodegradabili: hanno un impatto negativo sull'ambiente

- Colori a base di catrame:
• azione: coloranti
• usati nelle tinte per capelli
• contengono molte sostanze tossiche quali il benzene, naftalene, fenolo, xilene, creosolo.
• Molti di questi colori hanno mostrato potenziale attività carcinogenica:
1 - Antrachinone (benzene + anidride ftalica): irritazione della pelle, reazioni allergiche, dermatiti da contatto. Può causare tumore in animali da laboratorio
2 - Quinolina (catrame + anilina, acetaldeide e formaldeide): tossica e carcinogenica
3 - Trifenil metano (carbon-tetracloruro + benzene + alluminio cloruro): altamente carcinogenico

ALTRI CONTAMINANTI DELLA PELLE AMBIENTALI
Prodotti per la pulizia della casa: detergenti a base di ammoniaca, varecchina, disinfettanti, cere per pavimenti e mobili, cere per metalli, polveri abrasive, prodotti per tappeti e per divani, detergenti per bagni, detergenti per finestre.
Inoltre:
Pitture, smacchiatori, vernici, solventi
Prodotti usati nei truciolati
Moquettes sintetiche, PVC linoleum etc...
Equipment per uffici: computers, video-terminali, fotocopiatrici
Laboratori di Scienze: tiourea, colchicine, prodotti contenenti piombo, mercurio e composti contenente mercurio, cianidi, aniline, arsenico, benzene, cloroformio, formaldeide, acetato di piombo, composti di osmio e di titanio etc...
Forniture per le Scuole e per le Arti: solventi, pigmenti, polveri minerali, colori, conservanti etc...
(GENDER AND ENVIRONMENTAL CHEMICALS REPORT BY Iliana del Rio Gomez, PHD - Women Environmental network. www.wen.org.uk)

CONTAMINANTI AMBIENTALI
Idrocarburi aromatici policiclici (PAH), biossido di zolfo, monossido di carbonio, ossido di azoto, benzene, piombo, ozono, polveri sottili (PM10 e fumi neri).....

ASSORBIMENTO E INTERAZIONI DOVUTI ALLUSO DI COSMETICI DI SINTESI
Dall'analisi della composizione chimica della maggior parte dei cosmetici di largo consumo si evidenzia il rischio che una parte di essi possa essere assorbita all'interno dell'organismo determinando un effetto di "intossicazione" interna e di stress degli organi deputati ai processi di disintossicazione e di esonerazione.
Come visto precedentemente la pelle è un organo vero e proprio, in relazione di continuità con tutto l'organismo e una delle sue funzioni è proprio quella dell'assorbimento. Le sostanze chimiche di sintesi e non, applicate sulla pelle, specie se lipofile, possono penetrare attraverso di essa in varia percentuale in relazione alla composizione chimica, peso e grandezza molecolare e, attraverso il microcircolo e il sistema linfatico, entrare all'interno del corpo. Parabeni sono stati trovati nei tessuti mammari, Triclosano nel latte materno, tracce di talco in cancro alle ovaie (riportato in wen.org.uk -cosmetic fact-).
È difficile dire quanta sostanza viene assorbita, ma di fatto negli ultimi anni è in forte aumento l'uso di farmaci convenzionali applicati per via epidermica (cerotti a base di nicotina, cerotti che rilasciano ormoni per il trattamento della menopausa, cerotti antinfiammatori, etc.) a conferma di questa via di utilizzo. Inoltre componenti chimiche usate nei cosmetici sono state ritrovate in alcuni tessuti del corpo o alcuni tessuti tumorali, specie mammari, a conferma che una parte di quanto applichiamo sulla pelle o sulle mucose viene assorbito ed interagisce con l'intero sistema.
Alcuni studi (Journal of the National Cancer Institute, 2-2-1994) hanno mostrato come l'uso costante di colore nero per tingere i capelli aumenta di molto il rischio di sviluppare linfomi non-Hodgkin e mieloma multiplo (American Journal of Epidemiology,15-10-1993) o l'aumento del rischio di leucemia.
Alla luce di ciò dovremmo cambiare la definizione di cosmetico? La definizione legale di cosmetico, come "sostanza applicabile sulle superficie esterne del corpo per modificarne l'apparenza", è di fatto incompleta e anacronistica poiché non tiene conto del suo assorbimento e dell'azione sull' intero organismo in una visione unitaria della vita.
Si pensi inoltre alle conseguenze dell'uso di molti ingredienti chimici di sintesi tossici o allergenici che bloccano i pori (oli a base di paraffina...) presenti nei cosmetici, sulle pelli delicate dei neonati o su quelle pelli sensibili o infiammate di molti adulti dove l'aumentata permeabilità e il diminuito spessore della cute favorisce una maggiore penetrazione e assorbimento all'interno.
Le conseguenze dell'assorbimento di sostanze estranee e potenzialmente tossiche sono l'attivazioni di processi immunologici e di disintossicazione che coinvolgono fegato, reni, intestino, polmoni e la pelle stessa.

Il "costo" per il nostro corpo
Per compiere questa opera l'organismo deve spendere energia, energia che viene di fatto sottratta ad altre funzioni importanti, compresa quella della guarigione o riparazione. Si realizza di fatto un proprio furto di energia vitale che, a seconda del soggetto e delle sue condizioni, provoca un rallentamento delle funzioni fisiologiche e una sottrazione delle energie utilizzate nei vari distretti dell'organismo.

OMEOPATIA E PELLE
Come detto precedentemente, la pelle rappresenta un importante organo di sfogo e di esonerazione delle tossine interne nel processo di guarigione stimolato dal rimedio omeopatico. Per questo la pelle, secondo Hahnemann, dovrebbe essere lasciata libera di respirare, non dovrebbe essere "bloccata" o "impedita" nella sua vitale funzione esonerativa dall'applicazione, sulla sua superficie, di sostanze estranee usate per "trattare" solo sintomatologicamente quelle che sono chiare espressioni della "vis medicatrix naturae" nella sua spinta centrifuga verso l'esterno. Questo in accordo con la legge di Hering.
Sono molti i casi clinici riportati nella letteratura omeopatica, causati dalla soppressione dei sintomi epidermici (es.: eczema >asma, etc.).
In un'analisi statistica effettuata dal Dr. V. Rocco presso la L.U.I.M.O. (Libera Università di Medicina Omeopatica) di Napoli, negli ultimi 10 anni sono ricorsi alle cure omeopatiche, a causa di problemi e disturbi cutanei, circa il 10% dei pazienti di cui il 7.8% manifestava anche una qualche forma di allergia o intolleranza. Una percentuale certamente molto alta.
Sono note in letteratura cibi o altro (carni di maiale, selvaggina, aromi e spezie, aglio, peperoncino, tabacco da naso; Hahnemann: Malattie croniche, Organon) o profumi (canfora, menta, eucalipto..) che possono rallentare o interferire con l'azione del rimedio omeopatico, ma cosa dire di tutte le sostanze, in primis i cosmetici a base di sostanze chimiche di sintesi e poi tutti gli altri inquinanti ambientali, con cui veniamo a contatto ogni giorno?
E cosa dire di molti tessuti sintetici che non lasciano traspirare la pelle o tessuti con tracce di detersivi e fragranze chimiche di sintesi?
La maggior parte dei pazienti omeopatici, anche se resi in parte più consapevoli dai consigli del proprio medico, continuerà ad usare dentifrici, shampoos, balsami, coloranti per capelli, rossetti, dopobarba, profumi....e molto altro ancora!
È qui importante reiterare che il medico omeopata, nel selezionare il corretto rimedio, tenga in considerazione ogni potenziale antidoto al rimedio stesso.
Accludo qui si seguito una tavola degli antidoti dei rimedi più comunemente prescritti (estratto dalle MM di Jahr e Duprat).
Suggerisco inoltre che il paziente omeopatico sia messo al corrente, se necessario, di questo problema e gli sia chiesto di controllare la lista degli ingredienti nei cosmetici usati.
Alcuni degli antidoti sono frequentemente presenti nei prodotti cosmetici:
- Zolfo (Sulphur): usato nei saponi, antidota praticamente tutti i rimedi
- Canfora: antidota tutti i rimedi a base di piante
- Vinum-Alcohol: presente nella maggior parte dei profumi, antidota Aconitum, Belladonna, Nux Vomica, Phosphorus
- Camomilla: presente in molti saponi "naturali", shampoos e altri cosmetici, è un antidoto di Aconitum, Carbo Vegetabilis, Ignatia, Lachesis, Nux Vomica, Pulsatilla, Sulphur.
Penso che, senza imporre restrizioni illogiche e indiscriminate, come nel caso del caffè che antidota solo alcuni rimedi e il cui uso può essere semplicemente ridotto piuttosto che sospeso, bisogna sempre prestare attenzione ai cosmetici usati dai pazienti quando viene prescritto un rimedio per il quale sono ben conosciuti gli antidoti. Questo può solo essere di beneficio al paziente per tutelare e aumentare la sua forza vitale e, di conseguenza, la sua risposta eliminatoria.

CONCLUSIONI
Quali allora le possibili conseguenze sul paziente omeopatico (e non...!) dell'impatto delle sostanze chimiche presenti nei cosmetici, applicate sulla pelle, o assorbite dall'ambiente esterno e di cui il medico omeopatico deve tener conto nella raccolta dei sintomi e dei dati relativi allo stile di vita?
- Possibile azione di antidoto (benzene, toluene..)
- Azione di blocco dei pori della pelle (oli a base di paraffina, componenti al silicone.. )
- Azione intossicante della pelle con riduzione della sua capacità esonerativa - Azione intossicante di tutto il sistema dovuto alla penetrazione e all'accumulo nei tessuti.
- Rallentamento dell'azione centrifuga della forza vitale
- Mascheramento dei sintomi reali o comparsa di nuovi sintomi
La reiterazione della somministrazione del rimedio o l'aumento della potenza prescritta potrebbe essere inoltre una necessità per superare il blocco della pelle dovuto a quanto sopra descritto.
Per concludere: la pelle dovrebbe essere considerata come un organo vero e proprio e le sostanze cosmetiche applicate su di essa dovrebbero avere la sola funzione di detergerla naturalmente, nutrirla con sostanze di origine vegetale pure del tutto affini alle sue componenti idrolipidiche, aiutarla a disintossicarsi per svolgere in maniera ottimale le sue funzioni.
Gli ingredienti devono essere e comportarsi come 'cibo per la pelle', da essa riconosciuti chimicamente (acidi grassi essenziali, vitamine liposolubili, clorofille etc.) e vibratoriamente, da essa assorbiti con facilità sia a livello epidermico che, in parte, in quella generale, e metabolizzati per entrare poi a far parte della struttura biologica interna.
Per questo devono essere certificati biologici e gli oli anche pressati a freddo per garantire la purezza, la massima qualità, un facile assorbimento per il beneficio non solo per la pelle e dell'organismo, ma anche per il nostro pianeta e il nostro futuro.
E' con questa consapevolezza che ho speso gli ultimi 10 anni nella ricerca e formulazione di cosmetici di questa natura e e di questa qualità che, nella mia opinione ed esperienza, lavorano in linea e sinergicamente con il rimedio omeopatico, senza effetti di interferenza o di antidotazione.



P.S: l'immagine è stata scelta a caso.

22 febbraio 2011

SLS: leggenda metropolitana o pericolo sottovalutato?

SLS: leggenda metropolitana o pericolo sottovalutato?

La stampa lo ha bollato come una bufala megagalattica, la stragrande maggioranza dei siti internet che ne parlano lo definiscono una leggenda metropolitana, per non parlare dei centri di ricerca di tutto il mondo che unanimemente concordano nella totale mancanza di evidenze scientifiche che ne dimostrino la sua cancerosità: stiamo parlando del Sodium Lauryl Sulfate, popolarmente conosciuto come SLS.  
Nonostante tutte le smentite ufficiali il numero delle persone che lente alla mano controllano gli ingredienti dei saponi, uno per uno, con la debole speranza nel cuore di non trovare scritto SLS, fa veramente impressione.
Una ricerca disperata e minuziosa che non ha nulla da invidiare ai monaci certosini sia perché quasi ogni detergente in commercio lo elenca tra gli additivi, ma soprattutto per via dei nomi  e/o sinonimi (oltre centocinquanta) usati dalle industrie chimiche che vanno dall’esotico al latino: Duponol; Dodecyl Sodium Sulfate; Monodecyl Ester, Sodium Salt, ecc.
Osservazioni, queste, non nuove al pubblico di Nexus che ha avuto già modo di informarsi sulle problematiche legate a prodotti tossici e/o sostanze pericolose per l’ambiente e per l’uomo, tra i quali proprio il «caso SLS» trattato l’anno scorso sul numero 30. 

Un lettore attento potrebbe a questo punto domandarsi il perché riproporre un argomento già trattato in passato. Per rispondere a questa domanda è necessario fare un passo indietro e andare a spiegare, anche per quelle persone che non sono aggiornate sull’argomento o che non usano internet, come è nato il caso e perché esso continua ancora oggi.
Qualche anno fa, per la precisione l’estate del 1998, nella rete delle reti (internet) ha iniziato a circolare una e-mail, poi diffusa tipo catena di S. Antonio, nella quale si denunciava la presenza nei saponi e detergenti casalinghi di sostanze molto pericolose per la salute. Ricerche universitarie statunitensi dimostravano, sempre secondo questa e-mail, la cancerosità di un additivo: il SLS contenuto nella stragrande maggioranza dei saponi.
Non si parlava dei classici detersivi per la casa la cui tossicità è fuori da ogni discussione ma saponi per le mani e il corpo, shampoo per grandi e piccini, dentifrici, ecc. insomma tutto quello che fa schiuma e serve a pulire.
La diffusione di questa allarmante notizia è stata così capillare da interessare, come abbiamo già detto, anche i media in generale: articoli sono apparsi su quotidiani nazionali e internazionali, riviste mediche e scientifiche, per non parlare di trasmissioni televisive. La conclusione per tutti è stata: bufala gigantesca e/o leggenda metropolitana! 

Nonostante le smentite ufficiali, come si diceva, una buona fetta della popolazione, probabilmente la maggioranza, si sente ancora tutt’altro che tranquillizzata. Le moltissime lettere pervenute in redazione lo dimostrano.
Stiamo per caso assistendo alla perdita di fiducia in quelle istituzioni scientifiche che dovrebbero controllare e prevenire gli effetti secondari della chimica sulla salute? Be’, avere dei dubbi a tal proposito è certamente legittimo e la storia ne è testimone: quante sono le sostanze ritenute innocue per decenni poi rivelatesi tossiche e pericolose? Per non parlare delle malattie nuove che compaiono a ritmo sempre più frequente e delle allergie a sostanze chimiche, una per tutte la Sensibilità Chimica Multipla che impazza in questi anni.
Quello che sappiamo per certo è che le fonti ufficiali citate direttamente nella e-mail come l’University of Pennsylvania e indirettamente come l’IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, hanno subito preso le distanze dalle affermazioni riportate. Quest’ultimo addirittura nelle pagine del sito web (www.ieo.it) incolpa una sua dipendente rea di aver partecipato alla divulgazione della “catena di S. Antonio” usando l’account postale dell’Istituto. Non solo ma il comunicato stampa, visibile quando si entra nella home page, conclude precisando che non esistono evidenze scientifiche che dimostrino effetti cancerogeni della sostanza Sodium Lureth Sulfate

Avrete di sicuro notato che qui si fa riferimento al Sodium Laureth Sulfate e non al Sodium Lauryl Sulfate! La sottile differenza la capirete alla fine dell’articolo.
Attenzione, nessuno vuole in questa sede criminalizzare la chimica: sarebbe troppo lungo catalogare e criticare le svariate centinaia di migliaia, qualcuno parla addirittura di un milione, di sostanze chimiche che circondano la nostra vita quotidianamente, per cui per il momento ci accontentiamo di capire cos’è e a cosa serve questo benedetto o maledetto solfato di sodio lauril.
Il Sodium Lauryl Sulfate è un tensioattivo, cioè un sostanza chimica che ha la capacità di diminuire la tensione superficiale dell’acqua, ossia l’adesione della particelle di sporco e di grasso permettendone la rimozione con l’acqua corrente. Sarebbe come dire, i chimici perdonino il linguaggio, che aumenta il potere pulente dell’acqua.
Fa parte anche degli schiumogeni, cioè facilita la produzione di schiuma - questo è lampante quando usiamo saponi e/o shampoo - anzi se siamo onesti dobbiamo ammettere che se un prodotto non fa schiuma pensiamo immediatamente che non lavi. A questo proposito è bene sottolineare che potere schiumogeno e irritabilità cutanea sono strettamente correlate; non solo ma un prodotto fortemente schiumogeno è sicuramente irritante per la pelle e gli occhi.
Come mai il SLS è diffuso a tal punto che quasi ogni prodotto lo contiene in percentuali più o meno diverse?
Sicuramente l’esiguo costo di produzione gioca un ruolo significativo, e le aziende ne sanno qualcosa, non meno importante però c’è anche la caratteristica di essere inserito con facilità nelle formulazioni liquide, cioè nei saponi liquidi. Visto che ultimamente il mercato li richiede maggiormente rispetto alla classica saponetta anche questo secondo punto non è da scartare.
Quindi, stabilito che il SLS costa molto poco ed è facilmente lavorabile andiamo a vedere la sua implicazione a livello salutare. 

Come dicevamo prima, nell’articolo dell’accademica Nina Silver intitolato Prodotti tossici, etichette ingannevoli pubblicato nel numero 30 di Nexus sono stati presentati i rapporti più contraddittori in merito al solfato di sodio lauril. “Secondo Ruth Winter, autore del libro A Consumer’s Dictionary of Food Additives il SLS è soltanto un irritante per la pelle, per Epstein e Steinman, autori del The Safe Shopper’s Bible, esso risulta irritante anche per gli occhi e le mucose”. “Judi Vance, autrice del libro Beauty To Die For, invece si spinge oltre facendo riferimento a degli studi giapponesi che evidenziano un danno al DNA”.
Avete capito bene? Qui si parla di possibili danni al DNA!
A questo punto non potevamo non andare a spulciare i principali database medico governativi alla ricerca di informazioni aggiuntive in grado di chiarire una volta per tutte il mistero. Quello che è saltato fuori è molto interessante.
Secondo il Toxicology Data Network, dell’Istituto Nazionale della Sanità (NIH, National Institute of Health) il SLS produce reazioni allergiche di sensibilità, secca la pelle e le mucose, provocando gravi irritazioni agli occhi. Fin qui nulla di eccezionale! 

Però nello studio della Invitrogen Corporation del 23 Marzo 1998, oltre ai sopraccitati effetti si aggiungono problemi vascolari, polmonari e complicanze su embrioni e/o feti (fetotoxicity).
La cosa si fa un po’ più seria invece in uno studio, sempre del Toxicology Data Network, denominato Effetti degli additivi farmaceutici sulla sintesi e nei meccanismi di riparazione del DNA (Effect of pharmaceutical additives on the synthesis of DNA and on repair mechanism), perché al SLS viene imputato l’effetto di bloccare la sintesi del DNA. Cosa purtroppo confermata anche dal CDC, il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle malattie (Centers of Disease Control and Prevention) statunitense, che nel Registro degli effetti tossici delle sostanze chimiche (Registry of Toxic Effects of Chemical Substances) del NIOSH, l’Istituto Nazionale per la Sicurezza e la Salute nel Lavoro (National Institute for Occupational Safety and Health) elenca il Sodium Lauryl Sulfate come una sostanza in grado di inibire il DNA nel fegato di ratto, nel porcellino d’india  e perfino nei linfociti umani.
Secondo questa ricerca ufficialissima, le dosi che provocano questa inibizione del DNA sono nel fegato di ratto 243mmol/L, nel porcellino 60mmol/L e nell’uomo 100mg/L.
Quindi sono necessari 100mg/L (100 mg per litro) di SLS per provocare l’inibizione dell’acido desossiribonucleico (DNA) all’interno dei linfociti!
Non finisce qui! Il SLS tra le altre cose sarebbe anche in grado di provocare mutazioni in microrganismi come il Saccharomyes Cerevisiae alle dosi di circa 3,500mmol/L, e addirittura 200mg/L provocherebbero mutazioni in qualsiasi microrganismo

Esperimenti simili sono stati -purtroppo diciamo noi che aborriamo simili crudeltà- eseguiti anche su animali da laboratorio dalla Mallinckrodt Chemicals e i risultati, pubblicati nel Material Safety Data Sheet ricalcano i precedenti: effetti mutageni e teratogenici!.
Cosa possiamo aggiungere? Certamente a questo punto fa sorridere sapere che secondo l’Hazards Toxicity, il Sodium Lauryl Sulfate  figura nell’elenco delle sostanze chimiche che producono danni seri all’apparato gastrointestinale.
Naturalmente a questo punto è d’obbligo precisare che tutti questi studi fanno riferimento alla sostanza chimica pura, cioè a quel solido di colore bianco che può essere in polvere oppure in scaglie con un leggero odore amarognolo. La sostanza contenuta nei prodotti per l’igiene invece è in diluizione che varia da prodotto a prodotto.
Se consideriamo che nelle formulazioni commerciali la sua percentuale supera raramente il 20% e che viene risciacquato con molta acqua, si può stare tranquilli?
Nessuno, in base alle conoscenze attuali, può naturalmente rispondere in maniera definitiva e assoluta a questa domanda.
Tirando le somme della ricerca, alla domanda se il Sodium Lauryl Sulfate provoca il cancro, la risposta -ad oggi - è probabilmente no! L’implicazione logica che ne consegue è che la relazione SLS = cancro è effettivamente una leggenda metropolitana! 

Ma allora è tutta una buffonata colossale? Ci hanno preso in giro per anni con la storia degli schiumogeni tossici, e invece è tutto falso?
Certamente se non prestiamo attenzione alle parole usate, diventa difficile salvaguardare la salute pubblica e possiamo stare certi che hanno effettivamente ragione: siamo stati raggirati. Se invece ascoltiamo con attenzione i cosiddetti esperti della prevenzione, e soprattutto leggiamo tra le righe dei comunicati ufficiali, possiamo imparare tante cose interessanti!
Vi ricordate per esempio poco tempo fa le affermazioni dei più illustri scienziati sulle onde elettromagnetiche? “Non sono la causa del cancro?” dicevano all’unisono. Difficile smentirli, perché molto probabilmente non sono le onde di per sé a provocare il cancro (avete notato l’importanza del dosaggio verbale?), ma è vero, aggiungiamo noi, che sono dei cofattori straordinariamente rilevanti nella manifestazione della patologia degenerativa: e le prove certamente a riguardo non mancano!  

Avrete capito a questo punto come mai spesso e volentieri nelle smentite ufficiali si cita il Sodium Laureth Sulfate (SLES) al posto del Lauryl. Non è un errore di distrazione e neppure un sinonimo della stessa sostanza: semplicemente il Laureth è una sostanza irritante, ben diversa quindi dal Lauryl, e le uniche ricerche scientifiche pubblicate sono quelle del Toxicology Data Network.
Ma tornando al discorso di prima, delle onde elettromagnetiche, chi può allora affermare che non sia la stessa cosa? Vero che il Sodium Lauryl Sulfate di per sé non è cancerogeno (almeno fino ad oggi), ma potrebbe certamente rientrare in quei cofattori soggettivi scatenanti! Un sospetto questo pesantemente aggravato dagli studi del Centers of Disease Control and Prevention statunitense che lo descrivono come una sostanza in grado di danneggiare la molecola più importante della vita: il DNA.
Danni che al momento purtroppo, o per fortuna, non sono quantificabili.
Cosa fare a questo punto? Noi naturalmente non siamo in possesso della bacchetta magica per risolvere tutti i problemi, però se qualcuno nutrisse dubbi in merito alla non tossicità di questi schiumogeni, può contattare la redazione di Nexus, all'indirizzo info@nexusitalia.com, per avere un elenco non completo ma certamente sufficiente di prodotti che non dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, contenere queste sostanze. Prodotti magari più semplici, che fanno meno schiuma, ma che stando alle dichiarazioni delle case produttrici sono formulati partendo da sostanze naturali e non tossiche.
Per concludere, quello che è emerso da tutta questa triste vicenda è una società completamente impregnata dalla chimica: una chimica che purtroppo è molto spesso sconosciuta e la cui tossicità viene ignorata, o comunque ridimensionata, da coloro che invece dovrebbero salvaguardare la salute pubblica!


Fonte: dinsinformazione.it