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22 febbraio 2011

SLS: leggenda metropolitana o pericolo sottovalutato?

SLS: leggenda metropolitana o pericolo sottovalutato?

La stampa lo ha bollato come una bufala megagalattica, la stragrande maggioranza dei siti internet che ne parlano lo definiscono una leggenda metropolitana, per non parlare dei centri di ricerca di tutto il mondo che unanimemente concordano nella totale mancanza di evidenze scientifiche che ne dimostrino la sua cancerosità: stiamo parlando del Sodium Lauryl Sulfate, popolarmente conosciuto come SLS.  
Nonostante tutte le smentite ufficiali il numero delle persone che lente alla mano controllano gli ingredienti dei saponi, uno per uno, con la debole speranza nel cuore di non trovare scritto SLS, fa veramente impressione.
Una ricerca disperata e minuziosa che non ha nulla da invidiare ai monaci certosini sia perché quasi ogni detergente in commercio lo elenca tra gli additivi, ma soprattutto per via dei nomi  e/o sinonimi (oltre centocinquanta) usati dalle industrie chimiche che vanno dall’esotico al latino: Duponol; Dodecyl Sodium Sulfate; Monodecyl Ester, Sodium Salt, ecc.
Osservazioni, queste, non nuove al pubblico di Nexus che ha avuto già modo di informarsi sulle problematiche legate a prodotti tossici e/o sostanze pericolose per l’ambiente e per l’uomo, tra i quali proprio il «caso SLS» trattato l’anno scorso sul numero 30. 

Un lettore attento potrebbe a questo punto domandarsi il perché riproporre un argomento già trattato in passato. Per rispondere a questa domanda è necessario fare un passo indietro e andare a spiegare, anche per quelle persone che non sono aggiornate sull’argomento o che non usano internet, come è nato il caso e perché esso continua ancora oggi.
Qualche anno fa, per la precisione l’estate del 1998, nella rete delle reti (internet) ha iniziato a circolare una e-mail, poi diffusa tipo catena di S. Antonio, nella quale si denunciava la presenza nei saponi e detergenti casalinghi di sostanze molto pericolose per la salute. Ricerche universitarie statunitensi dimostravano, sempre secondo questa e-mail, la cancerosità di un additivo: il SLS contenuto nella stragrande maggioranza dei saponi.
Non si parlava dei classici detersivi per la casa la cui tossicità è fuori da ogni discussione ma saponi per le mani e il corpo, shampoo per grandi e piccini, dentifrici, ecc. insomma tutto quello che fa schiuma e serve a pulire.
La diffusione di questa allarmante notizia è stata così capillare da interessare, come abbiamo già detto, anche i media in generale: articoli sono apparsi su quotidiani nazionali e internazionali, riviste mediche e scientifiche, per non parlare di trasmissioni televisive. La conclusione per tutti è stata: bufala gigantesca e/o leggenda metropolitana! 

Nonostante le smentite ufficiali, come si diceva, una buona fetta della popolazione, probabilmente la maggioranza, si sente ancora tutt’altro che tranquillizzata. Le moltissime lettere pervenute in redazione lo dimostrano.
Stiamo per caso assistendo alla perdita di fiducia in quelle istituzioni scientifiche che dovrebbero controllare e prevenire gli effetti secondari della chimica sulla salute? Be’, avere dei dubbi a tal proposito è certamente legittimo e la storia ne è testimone: quante sono le sostanze ritenute innocue per decenni poi rivelatesi tossiche e pericolose? Per non parlare delle malattie nuove che compaiono a ritmo sempre più frequente e delle allergie a sostanze chimiche, una per tutte la Sensibilità Chimica Multipla che impazza in questi anni.
Quello che sappiamo per certo è che le fonti ufficiali citate direttamente nella e-mail come l’University of Pennsylvania e indirettamente come l’IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, hanno subito preso le distanze dalle affermazioni riportate. Quest’ultimo addirittura nelle pagine del sito web (www.ieo.it) incolpa una sua dipendente rea di aver partecipato alla divulgazione della “catena di S. Antonio” usando l’account postale dell’Istituto. Non solo ma il comunicato stampa, visibile quando si entra nella home page, conclude precisando che non esistono evidenze scientifiche che dimostrino effetti cancerogeni della sostanza Sodium Lureth Sulfate

Avrete di sicuro notato che qui si fa riferimento al Sodium Laureth Sulfate e non al Sodium Lauryl Sulfate! La sottile differenza la capirete alla fine dell’articolo.
Attenzione, nessuno vuole in questa sede criminalizzare la chimica: sarebbe troppo lungo catalogare e criticare le svariate centinaia di migliaia, qualcuno parla addirittura di un milione, di sostanze chimiche che circondano la nostra vita quotidianamente, per cui per il momento ci accontentiamo di capire cos’è e a cosa serve questo benedetto o maledetto solfato di sodio lauril.
Il Sodium Lauryl Sulfate è un tensioattivo, cioè un sostanza chimica che ha la capacità di diminuire la tensione superficiale dell’acqua, ossia l’adesione della particelle di sporco e di grasso permettendone la rimozione con l’acqua corrente. Sarebbe come dire, i chimici perdonino il linguaggio, che aumenta il potere pulente dell’acqua.
Fa parte anche degli schiumogeni, cioè facilita la produzione di schiuma - questo è lampante quando usiamo saponi e/o shampoo - anzi se siamo onesti dobbiamo ammettere che se un prodotto non fa schiuma pensiamo immediatamente che non lavi. A questo proposito è bene sottolineare che potere schiumogeno e irritabilità cutanea sono strettamente correlate; non solo ma un prodotto fortemente schiumogeno è sicuramente irritante per la pelle e gli occhi.
Come mai il SLS è diffuso a tal punto che quasi ogni prodotto lo contiene in percentuali più o meno diverse?
Sicuramente l’esiguo costo di produzione gioca un ruolo significativo, e le aziende ne sanno qualcosa, non meno importante però c’è anche la caratteristica di essere inserito con facilità nelle formulazioni liquide, cioè nei saponi liquidi. Visto che ultimamente il mercato li richiede maggiormente rispetto alla classica saponetta anche questo secondo punto non è da scartare.
Quindi, stabilito che il SLS costa molto poco ed è facilmente lavorabile andiamo a vedere la sua implicazione a livello salutare. 

Come dicevamo prima, nell’articolo dell’accademica Nina Silver intitolato Prodotti tossici, etichette ingannevoli pubblicato nel numero 30 di Nexus sono stati presentati i rapporti più contraddittori in merito al solfato di sodio lauril. “Secondo Ruth Winter, autore del libro A Consumer’s Dictionary of Food Additives il SLS è soltanto un irritante per la pelle, per Epstein e Steinman, autori del The Safe Shopper’s Bible, esso risulta irritante anche per gli occhi e le mucose”. “Judi Vance, autrice del libro Beauty To Die For, invece si spinge oltre facendo riferimento a degli studi giapponesi che evidenziano un danno al DNA”.
Avete capito bene? Qui si parla di possibili danni al DNA!
A questo punto non potevamo non andare a spulciare i principali database medico governativi alla ricerca di informazioni aggiuntive in grado di chiarire una volta per tutte il mistero. Quello che è saltato fuori è molto interessante.
Secondo il Toxicology Data Network, dell’Istituto Nazionale della Sanità (NIH, National Institute of Health) il SLS produce reazioni allergiche di sensibilità, secca la pelle e le mucose, provocando gravi irritazioni agli occhi. Fin qui nulla di eccezionale! 

Però nello studio della Invitrogen Corporation del 23 Marzo 1998, oltre ai sopraccitati effetti si aggiungono problemi vascolari, polmonari e complicanze su embrioni e/o feti (fetotoxicity).
La cosa si fa un po’ più seria invece in uno studio, sempre del Toxicology Data Network, denominato Effetti degli additivi farmaceutici sulla sintesi e nei meccanismi di riparazione del DNA (Effect of pharmaceutical additives on the synthesis of DNA and on repair mechanism), perché al SLS viene imputato l’effetto di bloccare la sintesi del DNA. Cosa purtroppo confermata anche dal CDC, il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle malattie (Centers of Disease Control and Prevention) statunitense, che nel Registro degli effetti tossici delle sostanze chimiche (Registry of Toxic Effects of Chemical Substances) del NIOSH, l’Istituto Nazionale per la Sicurezza e la Salute nel Lavoro (National Institute for Occupational Safety and Health) elenca il Sodium Lauryl Sulfate come una sostanza in grado di inibire il DNA nel fegato di ratto, nel porcellino d’india  e perfino nei linfociti umani.
Secondo questa ricerca ufficialissima, le dosi che provocano questa inibizione del DNA sono nel fegato di ratto 243mmol/L, nel porcellino 60mmol/L e nell’uomo 100mg/L.
Quindi sono necessari 100mg/L (100 mg per litro) di SLS per provocare l’inibizione dell’acido desossiribonucleico (DNA) all’interno dei linfociti!
Non finisce qui! Il SLS tra le altre cose sarebbe anche in grado di provocare mutazioni in microrganismi come il Saccharomyes Cerevisiae alle dosi di circa 3,500mmol/L, e addirittura 200mg/L provocherebbero mutazioni in qualsiasi microrganismo

Esperimenti simili sono stati -purtroppo diciamo noi che aborriamo simili crudeltà- eseguiti anche su animali da laboratorio dalla Mallinckrodt Chemicals e i risultati, pubblicati nel Material Safety Data Sheet ricalcano i precedenti: effetti mutageni e teratogenici!.
Cosa possiamo aggiungere? Certamente a questo punto fa sorridere sapere che secondo l’Hazards Toxicity, il Sodium Lauryl Sulfate  figura nell’elenco delle sostanze chimiche che producono danni seri all’apparato gastrointestinale.
Naturalmente a questo punto è d’obbligo precisare che tutti questi studi fanno riferimento alla sostanza chimica pura, cioè a quel solido di colore bianco che può essere in polvere oppure in scaglie con un leggero odore amarognolo. La sostanza contenuta nei prodotti per l’igiene invece è in diluizione che varia da prodotto a prodotto.
Se consideriamo che nelle formulazioni commerciali la sua percentuale supera raramente il 20% e che viene risciacquato con molta acqua, si può stare tranquilli?
Nessuno, in base alle conoscenze attuali, può naturalmente rispondere in maniera definitiva e assoluta a questa domanda.
Tirando le somme della ricerca, alla domanda se il Sodium Lauryl Sulfate provoca il cancro, la risposta -ad oggi - è probabilmente no! L’implicazione logica che ne consegue è che la relazione SLS = cancro è effettivamente una leggenda metropolitana! 

Ma allora è tutta una buffonata colossale? Ci hanno preso in giro per anni con la storia degli schiumogeni tossici, e invece è tutto falso?
Certamente se non prestiamo attenzione alle parole usate, diventa difficile salvaguardare la salute pubblica e possiamo stare certi che hanno effettivamente ragione: siamo stati raggirati. Se invece ascoltiamo con attenzione i cosiddetti esperti della prevenzione, e soprattutto leggiamo tra le righe dei comunicati ufficiali, possiamo imparare tante cose interessanti!
Vi ricordate per esempio poco tempo fa le affermazioni dei più illustri scienziati sulle onde elettromagnetiche? “Non sono la causa del cancro?” dicevano all’unisono. Difficile smentirli, perché molto probabilmente non sono le onde di per sé a provocare il cancro (avete notato l’importanza del dosaggio verbale?), ma è vero, aggiungiamo noi, che sono dei cofattori straordinariamente rilevanti nella manifestazione della patologia degenerativa: e le prove certamente a riguardo non mancano!  

Avrete capito a questo punto come mai spesso e volentieri nelle smentite ufficiali si cita il Sodium Laureth Sulfate (SLES) al posto del Lauryl. Non è un errore di distrazione e neppure un sinonimo della stessa sostanza: semplicemente il Laureth è una sostanza irritante, ben diversa quindi dal Lauryl, e le uniche ricerche scientifiche pubblicate sono quelle del Toxicology Data Network.
Ma tornando al discorso di prima, delle onde elettromagnetiche, chi può allora affermare che non sia la stessa cosa? Vero che il Sodium Lauryl Sulfate di per sé non è cancerogeno (almeno fino ad oggi), ma potrebbe certamente rientrare in quei cofattori soggettivi scatenanti! Un sospetto questo pesantemente aggravato dagli studi del Centers of Disease Control and Prevention statunitense che lo descrivono come una sostanza in grado di danneggiare la molecola più importante della vita: il DNA.
Danni che al momento purtroppo, o per fortuna, non sono quantificabili.
Cosa fare a questo punto? Noi naturalmente non siamo in possesso della bacchetta magica per risolvere tutti i problemi, però se qualcuno nutrisse dubbi in merito alla non tossicità di questi schiumogeni, può contattare la redazione di Nexus, all'indirizzo info@nexusitalia.com, per avere un elenco non completo ma certamente sufficiente di prodotti che non dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, contenere queste sostanze. Prodotti magari più semplici, che fanno meno schiuma, ma che stando alle dichiarazioni delle case produttrici sono formulati partendo da sostanze naturali e non tossiche.
Per concludere, quello che è emerso da tutta questa triste vicenda è una società completamente impregnata dalla chimica: una chimica che purtroppo è molto spesso sconosciuta e la cui tossicità viene ignorata, o comunque ridimensionata, da coloro che invece dovrebbero salvaguardare la salute pubblica!


Fonte: dinsinformazione.it

Il cancro è una malattia puramente artificiale

Il cancro è una malattia puramente artificiale”, parola di scienziati

Evviva, ci sono arrivati perfino gli scienziati: il cancro è una malattia artificiale!
Meglio tardi che mai, possiamo dire.
Dopo innumerevoli tentativi - tuttora in corso - di farci credere che il cancro è un difetto genetico, un microbo errante o peggio ancora un virus, arriva, dagli stessi ambienti dell’establishment medico-scientifico, una notizia alquanto interessante. Una notizia che smentisce loro stessi.

In Inghilterra, per l’esattezza all’Università di Manchester, un gruppo di ricercatori dopo una lunga ricerca che ha scandagliato e perlustrato migliaia di anni di storia, dalle mummie egiziane fino ad alcuni corpi del Sud America, hanno concluso che le patologie tumorali erano pressoché sconosciute dagli esseri umani dell’antichità. 

Lo studio, capeggiato dal professor Michael Zimmerman e collega Rosalie David, è stato pubblicato nella rivista scientifica Nature Reviews Cancer. Zimmerman ha espressamente detto che “l’assenza di neoplasie in mummie deve essere interpretato come indicazione della loro rarità nell'antichità, indicando che i fattori che causano il cancro sono limitati alle società moderne industrializzate". Hanno esaminato al microscopio innumerevoli reperti fossili di corpi mummificati, centinaia e centinaia di mummie egiziane, risultato: un solo caso di cancro confermato. 

I ricercatori hanno poi rigettato la classica tesi secondo la quale gli antichi egizi non vivevano abbastanza a lungo per sviluppare il cancro, portando invece le prove oggettive del riscontro di altre malattie legate proprio all’avanzare dell'età: indurimento arterioso e ossa fragili. Per tanto la quasi totale assenza di tumori non è da imputarsi alla brevità della vita. D’altronde basta studiare attentamente la storia (non quella dei sussidiari moderni, scritti dalla propaganda di Regime), per rendersi conto che per esempio nell’antica Grecia la longevità era fatto assolutamente normale e che superava anche le nostre attuali tendenze. 

Un’ulteriore conferma delle scoperte degli scienziati britannici è venuta dallo studio di migliaia di ossa di uomini di Neanderthal: un solo esempio di un tumore. Mentre le prove di cancro descritte negli antichi testi egizi, secondo i ricercatori sarebbero state causate da vene varicose, lebbra o altro, ma non tumore. 
Gli antichi greci furono probabilmente i primi a definire il cancro come una malattia specifica, distinguendo tra tumori benigni e maligni, e tale lavoro è stato portato avanti dal padre della medicina moderna, il grande Ippocrate. 

I professori di Manchester continuano la loro requisitoria ricordando che solo nel XVII° secolo vi furono le prime vere descrizioni di operazioni al seno per tumori, e i primi rapporti nella letteratura scientifica di tumori ben distinti si verificarono solo negli ultimi 200 anni o poco più (il cancro ai testicoli negli spazzacamini nel 1775 e il cancro al naso nelle persone che fiutavano il tabacco nel 1761). 

In conclusione, il
tasso di insorgenza di tumori (soprattutto nei bambini, cioè nelle persone più indifese e sensibili della società) è aumentato esponenzialmente dopo la grande rivoluzione industriale, dimostrando inequivocabilmente che tale aumento non è dovuto alla maggiore longevità delle persone ma all’enorme inquinamento ambientale. 
 
Il professor Rosalie David, che ha presentato i risultati allo zar britannico del cancro Mike Richards, in una recente conferenza, ha detto: “Nella società industrializzata, come causa di morte il cancro è secondo solo alle malattie cardiovascolari. Ma nei tempi antichi, era estremamente raro. Non c'è nulla nell'ambiente naturale che possa provocare il cancro. Quindi deve essere una malattia artificiale, inquinamento e cambiamenti della nostra dieta e del nostro stile di vita. Abbiamo osservato millenni e non centinaia di anni”. 

A tal proposito, il dottor Rachel Thompson, del World Cancer Research Fund, ha detto che “questa ricerca è molto interessante. Circa una persona su tre nel Regno Unito avrà il cancro per cui è abbastanza comune nel mondo moderno. 

Una persona su tre, secondo oncologi, in Inghilterra manifesterà il cancro; ogni anno ne muoiono proprio per questa malattia o per le cure associate, oltre 150.000

Dati allarmanti che dovrebbero farci tutti riflettere, anche perché, molto probabilmente la mortalità per cancro non è seconda alle malattie cardiovascolari. Quando infatti muore una persona (per cancro o anche per cause naturali) normalmente viene scritto nell’atto di decesso: “arresto cardiorespiratorio” o “arresto cardio-circolatorio”, e questi dati potrebbero andare a gonfiare le statistiche delle mortalità per malattie cardiovascolari, posizionandole al primo posto almeno nel mondo occidentale. 

Ufficialmente le cause di morte sono le seguenti:
1° malattie cardiovascolari
2° tumori
3° cause iatrogene: medici stessi. 

La realtà, come sempre, è assai diversa dalle cose che ci raccontano gli “esperti”.
Ufficiosamente le principali cause di morte sono le seguenti:
1° tumori
2° malattie cardiovascolari
3° cause iatrogene: medici stessi. 

Quello che probabilmente rimane invariato sono proprio le morti iatrogene, cioè indotte e/o provocate da errori medici (farmaci, operazioni, ecc.).
Dal punto di vista igienistico, non ha molto senso tale diversificazione tra malattie cardiovascolari e tumorali, perché entrambe sono il risultato finale dello stile di vita

Per riprendere il titolo della ricerca britannica e del presente articolo, le odierne malattie che stanno mietendo vittime ogni secondo nel mondo industrializzato, sono assolutamente artificiali e non naturali. Perciò non dobbiamo dare la colpa ad un gene viziato o difettoso, ad un microbo (i quali vivono in simbiosi, con noi e dentro di noi, da centinaia di migliaia di anni e sono di vitale importanza per l’economia organica), o ad un esserino un milione di volte più piccolo di una cellula, come il virus, perché è molto più semplice incolpare qualcuno esterno a noi, qualcuno che ci deresponsabilizzi, che ci tolga lo specchio per non guardare la nostra stessa esistenza. 

Così facciamo sistematicamente da decenni e i frutti sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere!
I numeri sono allarmanti e i tempi sono assolutamente maturi per prendere coscienza del fenomeno e soprattutto per muoversi.
Ora gli stessi scienziati dicono che una dieta sana, un’attività fisica regolare, un peso sano possono prevenire circa un terzo dei tumori più comuni. Un terzo.
Poco importa la riduzione di un terzo, piuttosto che tre quarti, sono soltanto numeri, e in quanto tali manipolabili a proprio piacimento. La cosa fondamentale è capire che lo stile di vita ha sempre fatto in passato e fa ancor oggi una grande differenza.

Cosa s’intende per stile di vita?
Per stile di vita s’intende tutto: quello che mangiamo, respiriamo e beviamo, pensiamo, sentiamo e proviamo; è l’intero mondo dei sentimenti, il corretto del corpo, il riposo, l’aspetto spirituale, ecc.
- Un’alimentazione sana nel rispetto della Natura e delle corrette combinazioni e sequenze, è un’alimentazione basata su alimenti vivi e vitali, non morti (raffinati, pastorizzati) o pregni di chimica tossica e cancerogena (additivi, aromi, edulcoranti, zuccheri, ecc.) o acidificanti come tutte le proteine di origine animale (carne, pesce, uova, latticini).
Una alimentazione sana aiuta ad avere digestioni rapidi e veloci, riducendo le tossine derivate da fermentazioni e putrefazioni intestinali, e fornendo oltre all’energia vitale anche le sostanze nutrizionali (vitamine, sali minerali, enzimi) fondamentali per un corretto funzionamento organico e cellulare. 

Se è vero, come è vero, che la malattia acuta è una “eliminazione vicariante” delle tossine, cioè il meccanismo intelligente messo in atto dalla Natura per eliminare o abbassare il carico tossico, viene da sé che diminuendo la quantità delle tossine endogene prodotte con l’alimentazione, si riduce la cosiddetta “malattia”.

- L’attività fisica regolare non è intesa per modellare esteticamente il corpo, ma per smuovere il sistema linfatico. Tramite la linfa infatti avviene da una parte il trasporto di alcuni importanti nutrimenti, e dall’altra l’espulsione delle scorie tossiche che produciamo. Basti pensare che ogni giorno, per l’intera nostra esistenza, muoiono circa 70 miliardi di cellule. Una parte di queste viene riciclata dal corpo stesso, mentre il resto deve essere espulso dal corpo intossicante.
Inoltre il movimento smuovendo muscoli e articolazioni, li mantiene efficienti e attivi (come per esempio il classico esercizio per gli addominali che è straordinario per la funzionalità degli intestini e non solo). 

- Il Sole è fonte di vita. Nonostante alcune assurde indicazioni mediche, esporre il più possibile il corpo nudo anche d’inverno fa bene a tutto l’organismo. Nella pelle esposta al Sole si produce per esempio la Vitamina D, l’unica che possiamo correttamente assimilare a differenza di quella di sintesi. Va fatta molta attenzione, durante il periodo estivo, agli orari più caldi per non incorrere in ustioni cutanee gratuite! Ultima precisazione, qui si sta parlando del Sole e non delle deleterie lampade artificiali, perché l’essere umano ha bisogno di tutto lo spettro della radiazione stellare e non di una piccola parte di esso.

- L’aspetto emozionale gioca un ruolo estremamente importante. La televisione per esempio, oltreché strumento di controllo mentale, serve proprio a veicolare spazzatura per la mente, spazzatura emozionale sotto forma di pseudo-notizie (stupri, assassinii, massacri, violenze, terremoti, uragani, ecc.) che inculcano il senso di impotenza; programmi d’intrattenimento beceri e assurdi che hanno l’obiettivo d’ingolfarci la corteccia prefrontale del cervello per far sì che le redini dei comandi (consci e inconsci) vengano prese dal cervello limbico, quello antico, e guarda caso il “cervello emozionale”… 

Per questo e per moltissimo altro ancora, la tivù va gettata nella spazzatura quanto prima o centellinata con il contagocce, soprattutto se ci sono bambini.
Ci sarebbe ovviamente molto altro da dire, ma la cosa importante è diventare una volta per tutte responsabili della propria salute e soprattutto della propria malattia. Basta dare la colpa a esseri microscopici come i batteri o invisibili come i virus; basta incolpare la Natura per un corredo genetico imperfetto o difettoso. Ricordiamo quello che disse Louis Pasteur sul letto di morte, e cioè che il microbo non è niente in confronto al terreno. Il terreno è il nostro intero organismo: cellule, liquidi (sangue, linfa e liquidi extracellulari), organi, muscoli, apparati, ecc.
Poco importa se fu davvero Pasteur a dire quelle parole: sono una profonda e sacrosanta Verità, il Terreno è tutto! 

Un terreno inquinato, tossico, acido e pregno di tossine endogene (fermentazioni e putrefazioni intestinali dovute ad una alimentazione innaturale basata su proteine animali e nelle scorrette combinazioni e sequenze, ecc.) e tossine esogene (vaccini, inquinanti, metalli pesanti, nano particelle, droghe e farmaci, ecc.) è il preludio di ogni malattia. Viceversa, un terreno biologico sano, predispone alla salute organica. 

Detto questo, e tenendo in considerazione che nel Sistema-Uomo, Corpo e Mente viaggiano in due binari paralleli ma collegati e interagenti tra loro, star bene dal punto di vista organico, significa riflettere tale stato nell’aspetto mentale. Ridurre le tossine prodotte nel corpo (e quindi presenti nel sangue) significa ridurre il rischio che tali tossine penetrino la barriera emato-encefalica (B.E.E.) entrando direttamente e pericolosamente nel cervello. Possiamo a questo punto immaginare quali potrebbero essere le conseguenze di tale ingerenza, nell’eziologia o nell’aggravamento di serie problematiche (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi, depressione, iperattività, ecc.) aumentate negli ultimi anni a livelli esponenziali. Ci hanno sempre rassicurati che la BEE è una barriera insuperabile, eppure sempre più esami autoptici riscontrano sostanze tossiche e velenose direttamente nel cervello! 

Uno degli accessi diretti al cervello è la cosiddetta “via del glutammato”, cioè delle eccitotossine: acido aspartico (vedi aspartame) e acido glutammico. Quando sono presenti nel nostro organismo in quantità elevata, “aprono”, grazie ai recettori presenti dentro e fuori la BEE, un accesso diretto al cervello. Questo potrebbe essere uno dei meccanismi che permette l’entrata dei metalli pesanti (iniettati in vena tramite i vaccini o introdotti con l’alimentazione o la respirazione), come alluminio, mercurio, bario, cadmio, piombo e di tutte le altre tossine presenti nel sangue, come le proteine non completamente digerite (soprattutto “glutine”, la proteina di alcuni cereali, e “caseina” quella dei latticini), candida, scarti e residui metabolici tossici delle proteine animali (indòlo, scatòlo, cadaverina, putrescina, ecc.).
Ecco perché il nostro stile di vita può fare la differenza!